Le ultime parole
#18: Di voci che scompaiono, umane e non umane
Queste che seguono sono le ultime parole pronunciate in Tehuelche di cui abbiamo conoscenza:
Dora Manchado, l’ultima parlante nativa della lingua Tehuelche, morì pochi mesi dopo, il 4 gennaio 2019. Le parole pronunciate dalla fragile voce di Machado durante quel viaggio notturno in compagnia del linguista Javier Domingo sono le ultime registrate di un intero gruppo di lingue della Patagonia. Il Tehuelche era infatti l’ultima lingua Chonan, famiglia linguistica che fu la voce di un’area grande come Francia e Italia insieme, da poco a sud di Buenos Aires fino all’estrema Terra del Fuoco. Erano probabilmente Tehuelche i Patagoni descritti da Pigafetta al seguito di Magellano.1

In un futuro inimmaginabile una bocca pronuncerà le ultime parole delle lingue indoeuropee. Una lingua batterà su dei denti, un alito esalerà tra un paio di stanche corde vocali, e finirà l’intera epopea delle lingue in cui vennero scritte l’Iliade e il Faust; la Divina Commedia e i Veda; gli editti di Carlo Magno e le poesie di Omar Khayyam. Un giorno quella frase verrà pronunciata, e non ne seguiranno altre. Questo momento inconcepibile esiste già. Poco importa che la famiglia linguistica Chonan non abbia lasciato biblioteche. La perdita di ciascuna lingua è la perdita di secoli di sussurri, battute, giochi di parole, insulti, conversazioni intorno a un fuoco, frasi d’odio e d’amore, balbettii di bimbi e formule mitologiche, bestemmie e adorazioni, tutto ciò che sillabe possono esprimere. Qui vediamo svanire una intera famiglia di tutto ciò, di una piccola ma viva, fiera Babele: in una conversazione qualsiasi lungo un’autostrada, a notte fonda.
Con un’ultima frase che è già un addio. Aio t nash 'a'ieshm tenkot 'awkko: “magari qualcuno domani parlerà Tehuelche”.
Conquista del deserto
A distruggere le lingue Chonan e le altre lingue della Patagonia fu il genocidio perpetrato dai coloni europei, prima, durante e dopo quella che essi chiamavano la “conquista del deserto”. Oggi le sostituisce lo spagnolo, voce del padrone. Lo stesso accade alle specie non umane che periscono sotto la colonizzazione umana e, in particolare, occidentale. A migliaia di chilometri e poco più di trent’anni prima della morte di Dora Manchado, nel 1987, qualcuno registrava l’ultimo canto del kauaʻi ʻōʻō (Moho braccatus)2:
Come nel caso precedente, quest’ultimo canto non è l’ultima nota di una singola specie, ma di un’intera famiglia. Il kauaʻi ʻōʻō era l’ultimo rappresentante dei Mohoidae, un’intera famiglia di Passeriformi endemica delle isole Hawaii. È l’unica estinzione di una intera famiglia di uccelli in tempi recenti.
Nel caso del kauaʻi ʻōʻō infatti abbiamo scoperto cosa avevamo perduto solo a posteriori. Fino a non troppi anni fa, e ben dopo la loro estinzione, queste specie erano considerate parte dei Meliphagidae, i cosiddetti honeyeaters di Australia e Nuova Guinea. Solo l’analisi molecolare ha rivelato nel 2008 che invece, nonostante l’estrema somiglianza, i Mohoidae si sono evoluti indipendentemente, in un caso notevole di evoluzione convergente. E come i Tehuelche, i cui antenati avevano attraversato lo stretto di Bering e poi tutte le Americhe per arrivare alla Terra del Fuoco, così anche i Mohoidae venivano da lontano: dal continente americano, quindici milioni di anni prima.
Il linguista Javier Domingo ha ricordato come Dora Machado gli avesse insegnato che:
il linguaggio non è qualcosa che si può scrivere, immagazzinare o “salvare”. Non è impacchettato, pronto per essere portato via. Sapeva perfettamente che il linguaggio significa interazione, ma anche fiducia, complicità, malizia, intimità. Mi ha mostrato che “linguaggio” significa condivisione e compagnia.
Fiducia, complicità, initmità. Vale anche per i suoni animali. Perfino negli impoveriti ambienti cittadini i canti degli uccelli creano uno sfondo familiare, che è facile ignorare finché non ci troviamo immersi in un altro paesaggio sonoro. Quando ho avuto la fortuna di passare due settimane a Melbourne nel 2023, una delle prime cose che ho notato è come i suoni fossero diversi. Altri gli uccelli in città: la maina (che in realtà è una specie invasiva asiatica e sta arrivando pure da noi) o le aggressive gazze australiane3, invece di piccioni o passeri. Altri dunque i suoni, come un vociare di lingue straniere. Nel centro di Melbourne può sembrare di essere a Londra, spesso, ma quei suoni ricordavano costantemente che ero a diecimila chilometri da casa.
Con la scomparsa degli ʻōʻō hawaiiani non solo svanisce una intera linea evolutiva: scompare una voce di quelle isole. E anche una parte della cultura umana delle Hawaii, che era intrecciata a questi uccelli. Ne restano gli artefatti, costruiti con piume che oggi non esistono più.

Artefatti che si disintegrano a loro volta:
Anche il mantello è in pericolo all’interno del museo, poiché le tarme che vivono nella struttura dell’edificio cercano di rosicchiarlo con il tempo. Anche se il mantello è dietro un vetro, è difficile tenerle lontane […] I visitatori rivelano quindi il mantello in tutto il suo splendore, ma probabilmente non si rendono conto di assistere alla sua lenta scomparsa, secondo dopo secondo, a causa dei rischi ambientali, persino nell’ambiente attentamente controllato del museo. I visitatori non si trovano ad affrontare solo la lenta perdita dell’oggetto nel tempo, ma anche la perdita della creazione, dell’uso e del ruolo di questi mantelli all’interno della cultura hawaiana.
Con la fine delle lingue, dei canti degli uccelli, il cosmo perde modi per cantare sé stesso. È uno sfilacciarsi continuo e inevitabile, eppure non meno doloroso. Al momento possiamo solo essere grati di aver raccolto queste voci, riascoltarle, farle riverberare dentro di noi.
Canzone di oggi
La Charo - Canto Tehuelche
È invece molto probabilmente la lingua Yahgan, considerata dai linguisti un isolato, quella che Darwin descrive nel Voyage of the Beagle in termini poco lusinghieri (Il pregiudizio occidentale è ben visibile; chiunque abbia mai udito l’olandese sa che diverse lingue europee non sono affatto più musicali):
Il loro linguaggio non merita di essere definito articolato: il capitano Cook [ma probabilmente Darwin si riferisce al commento nel diario di Joseph Banks, N.d.R.] dice che è come un uomo che si schiarisce la gola; a cui si può aggiungere un altro uomo molto rauco che cerca di gridare e un terzo che incoraggia un cavallo con quel rumore particolare che viene prodotto da un lato della bocca. Immaginate questi suoni e qualche gutturale mescolati ad essi, e otterrete un’approssimazione alla loro lingua quanto qualsiasi europeo possa aspettarsi di ottenere.
Anche l’ultima parlante Yahgan, Cristina Calderòn, è scomparsa poco tempo fa: nel 2022.
Grazie ad Alice Testa che mi ha fatto conoscere il video.
Io stesso mi sono beccato una gazza in testa, infastidita perché mi ero avvicinato (senza saperlo) al suo nido, negli Alexandra Gardens in pieno centro di Melbourne.


Grazie per il post. Quali sono le cause di estinzione della famiglia di uccelli che citi?
Cosa si sarebbe potuto fare per evitarla?
Mi preoccupa molto la perdita di questa dimensione sonora che rende il mondo più presente, e in modo piacevole. É una dimensione vitale quella che andiamo oerdenfo.